L'Europa e la spada di Damocle del debito a scadenza 2010
Primo Piano
Sarà in grado la Grecia di pagare i suoi debiti? I dubbi sulla tenuta delle finanze pubbliche di Atene, il cui rating ha subìto una decisa sforbiciata ad opera di Moody's e Standard & Poor's, continuerà ancora per molto a tenere gli operatori con il fiato sospeso. Ma l'anno che verrà si annuncia delicato non solo per le finanze pubbliche della Grecia. Secondo un report di Unicredit Research pubblicato di recente, i paesi europei avranno bisogno di raccogliere oltre mille miliardi di euro per tenere le redini della finanza pubblica. Spicca soprattuto il fabbisogno di Italia (256 miliardi di euro) Germania (224) e Francia (250). Nel 2010 i paesi dell'Unione europea dovranno rimborsare la bellezza di 721,1 miliardi di euro di titoli di stato. Di questi 148,5 dovranno uscire dalle casse del Tesoro italiano. Il nostro paese è superato solo dalla Francia, che nel 2010 ha in scadenza ben 222,7 miliardi di euro.
Il problema dell'indebitamento pubblico e privato non è certo una novità. La recessione ha contratto le entrate fiscali. La spesa pubblica d'altro canto è lievitata per far fronte alla crisi (tra salvataggi bancari con gli aiuti pubblici e ammortizzatori sociali). Questo ha costretto gli stati ad indebitarsi sul mercato. E lo stesso è successo alle società.
Piccole, grandi, blasonate o debuttanti. Nel 2009 sono in molte ad aver fatto ricorso alle obbligazioni (molto spesso unrated, cioè senza rating). Una massa di debito pubblico e privato che grava come una spada di Damocle sulle speranze di ripresa dell'economia. Poche settimane fa era stato lo stesso governatore della banca d'Italia Mario Draghi a lanciare l'allarme sui «4 trilioni di dollari di debito privato a bassa qualità garantito da proprietà edilizia, asset soggetto a perdita di valore, in scadenza nei prossimi anni». Finora la situazione è rimasta sotto controllo. Anche grazie ai bassi tassi d'interesse. Ma il costo del denaro non potrà rimanere a questi livelli per sempre. Insomma sulla tenuta dei conti delle società e degli stati si gioca molto. Non è un caso che il presidente della Bce Trichet sia tornato a chiedere ai governi della Ue maggior rigore sul fronte dei conti pubblici.